Dopo avervi lasciato un po’ di giorni per partecipare al
sondaggio, con il post di oggi vi comunico i risultati per poi approfondire
l’argomento. Come prima cosa ringrazio tutti coloro che hanno partecipato,
dedicando parte del loro tempo.
Tutti i partecipanti del sondaggio sostengono che al
rientro al lavoro sceglierebbero l’asilo nido. Il momento del distacco è
vissuto in parte con serenità e in parte con ansia.
I vantaggi dell’avere una baby sitter sono aver una
sicurezza anche in caso di malattia del bambino, un’attenzione privilegiata solo
per il singolo bambino e la scelta della persona che si vuole. Lo svantaggio
principale che tutti hanno riportato è la mancanza di socializzazione con i
pari.
Per quanto riguarda il nido invece i vantaggi sono: il
rapportarsi con altri bambini, ricevere maggiori stimoli, avere regole
condivise, le esperienze di gioco, apprendimento e alimentazione hanno più
valore se condivise con un gruppo di coetanei, il personale è qualificato e
sempre in formazione. Gli svantaggi sono la minore flessibilità di orari e la
problematica dell’averli a casa quando sono ammalati.
Il lasciare i bambini ai nonni infine ha come vantaggi la
maggiore disponibilità di tempo e il risparmio economico (costo zero), mentre
gli svantaggio possono essere il metodo educativo, le poche energie in caso di
nonni anziani e la non socializzazione con i pari.
Per quanti riguarda i costi del nido la maggior parte sostiene
che siano troppo alti e non accessibili a tutte le famiglie. Dal punto di vista
educativo però tutti i partecipanti ritengono che l’asilo nido sia delle tre
scelte quella più stimolante per i bambini e che facilita poi l’inserimento
alla scuola dell’infanzia.
Tutti hanno detto che anche se al giorno d’oggi si fanno i
figli più tardi ci sono ancora i nonni in grado di accudirli.
Infine visto che i partecipanti al sondaggio desiderano
approfondire il tema, provo a proporvi un po’ di informazioni.
Baby sitter
È una presenza rassicurante che segue il bambino per
diverse ore durante la giornata. La baby sitter garantisce al piccolo il
sostegno di una figura di riferimento costante e ai genitori una
personalizzazione degli orari che gli asili non possono offrire. Economicamente
è una scelta impegnativa, ancora di più se ci si affida a una tata qualificata,
e inoltre non è sempre facile trovare la persona giusta. La baby sitter offre
una relazione esclusiva al piccolo, molto utile per lui, soprattutto se è un
bambino molto piccolo e lo aiuta a sviluppare la propria personalità e
autostima. La persona ideale è molto affettuosa con il bimbo, in grado di
giocare e divertirsi con lui, è preparata e paziente. Se scelta bene, la baby
sitter è una risorsa fondamentale anche per tutta la famiglia. Risolve in
effetti tanti problemi: arriva a casa, quindi non c’è la necessità di vestire
il bimbo e portarlo fuori, cura il piccolo anche quando è ammalato, è presente
nelle ore che interessano ai genitori e in genere sbriga le faccende relative
al piccolo, come cucinargli la pappa o fargli il bagnetto. Inoltre, alla baby
sitter si può chiedere di rispettare alcune regole che la famiglia ritiene
importanti: dal riposino pomeridiano all’educazione complessiva del bambino. Il
rovescio della medaglia è il fattore economico: anche se i costi variano da
città a città, sono comunque nettamente più alti dell’asilo nido.
Nonni
Sono persone preziose nella vita dei bambini e stare con
loro è per i piccoli un’esperienza unica e insostituibile. Ai nonni è
consentito anche ciò che ai genitori non è permesso, come concedere qualche
vizio e attenzione in più. I bambini lo sentono e beneficiano di queste coccole
extra, senza che sul piano educativo complessivo ne risentano, perché i ruoli
sono diversi e anche i più piccoli sanno che quello che possono fare con i
nonni non sempre lo possono fare con mamma e papà. Con i nonni poi i genitori
sono tranquilli. Innanzitutto sanno che il bimbo sta con persone che gli
vogliono bene e che resteranno sempre un punto di riferimento costante nella
sua crescita. In più, i nonni offrono una flessibilità senza pari, perché sono
comprensivi con i figli e più disposti a venire incontro alle loro esigenze e
ai contrattempi improvvisi.
Occorre però valutare le capacità dei nonni, perché un
bambino richiede molte energie e prendersene cura potrebbe dimostrarsi alla
fine un carico di lavoro troppo pesante. È bene poi considerare che tipo di
rapporto esiste tra le famiglie: se vi sono conflitti non risolti e mancanza di
fiducia è bene evitare questa soluzione, perché si finirebbe per litigare e per
acuire le incomprensioni. Anche se i nonni sono molto invadenti potrebbero
crearsi problemi, in quanto sarebbero portati a non rispettare del tutto le
direttive dei genitori e questi ultimi si sentirebbero esautorati dal loro
ruolo.
Asilo nido
A volte è
l’unica soluzione possibile per le famiglie, perché copre un’ampia fascia
oraria e costa meno rispetto alla baby sitter. L’asilo nido, se è gestito bene
e con professionalità, ha il vantaggio di offrire al bimbo molti stimoli, che
lo favoriscono nella crescita e nello sviluppo delle sue capacità. Le
sollecitazioni che può ricevere da un ambiente di persone qualificate sono preziose
e lo aiutano anche nel progressivo distacco dalla famiglia. Il nido, poi,
favorisce anche un principio di socializzazione. Quella vera, in realtà, inizia
tra i due anni e mezzo e tre, ma anche i più piccoli possono beneficiare di
un’esperienza di gruppo e di opportunità relazionali ben articolate. Tutti i
bimbi, poi, amano stare con i coetanei, anche se magari fanno fatica a giocarci
insieme e a condividere le attività. Da un punto di vista fisico, stare a
contatto con altri bambini, per lo più in ambienti chiusi, fa aumentare il
rischio di ammalarsi. Per questo i genitori devono mettere in conto che nel
primo anno di asilo il bambino potrà stare spesso a casa in malattia e quindi
dovranno organizzarsi di conseguenza. Sarà necessario prevedere o un aiuto da
nonni o baby sitter o la possibilità concreta di stare a casa dal lavoro con
permessi di malattia non retribuiti. L’asilo è, infine, un’esperienza forte
anche da un punto di vista emotivo. Per questo, nel caso si possa scegliere, i
genitori devono valutare se il piccolo è realmente pronto.
Alla fine non c’è una scelta giusta o sbagliata ma ogni
genitore deve decidere il meglio per il proprio figlio e per il benessere della
famiglia.
Anch’io ho frequentato l’asilo nido, perché i miei genitori
lavoravano, per me è stata un’esperienza positiva, infatti mi ha aiutato molto
a socializzare a sviluppare le mie aree deficitarie, quali il movimento e il
linguaggio. Ho dei bei ricordi del nido, anche perché mi ha facilitato poi l’inserimento
alla scuola dell’infanzia. Nello stesso tempo ha fatto esperienza anche di
tempo trascorso con i nonni e con la baby sitter e anche queste in modo diverso
ma sono comunque state per me situazioni positive perché mi hanno aiutato a
stimolare le mie capacità.
Vorrei concludere, con un piccolo video ricordo di me al
nido, che trovate a questo link:
Dopo avervi lasciato un po’ di giorni per partecipare al
sondaggio, con il post di oggi vi comunico i risultati per poi approfondire l’argomento.
Come prima cosa ringrazio tutti coloro che hanno partecipato, dedicando parte
del loro tempo; è stato una “proposta-esperimento”, ne seguiranno poi altri per
tenere sempre più attivo il mio blog e essere maggiormente in contatto con tutti
voi.
Circa l’argomento “Scuole alternative” tutti i partecipanti
hanno detto di conoscerle e di sapere che esistono nel proprio territorio. In
generale sanno di cosa si tratta; cioè di progetti con metodi educativi e didattici
che si discostano da quelli tradizionali; alcuni hanno nominato esempi di
scuole del territorio. Alla domanda se sceglierebbero queste scuole per i propri
figli però i partecipanti per il 50% hanno risposto in modo affermativo, mentre
il restante 50% ha detto di no, preferendo la tradizionale. Il 66.7% ha una
visione positiva di queste scuole, mentre il 33.3% negativa. Tra i vantaggi
nominati ci sono: la maggiore libertà per il bambino, la formazione alternativa
e il contatto con la natura. Gli svantaggi invece sono: difficoltà poi nell’affrontare
il percorso delle scuole medie, non essendoci progetti innovativi che proseguono
poi anche alle medie, il fatto che in Italia queste innovazioni non sono
accettate e condivise da tutti, nel caso della scuola nel bosco problematiche
di salute dovute allo stare all’aperto in tutte le condizioni metereologiche
per molte ore. Secondo il 60% la preparazione finale che danno queste scuole è
uguale a quelle tradizionali per il 40% invece no, perché non utilizzano
strumenti importanti come i libri e strumenti tecnologici, ritardando così l’inserimento
nella realtà digitale, dove prima o poi dovranno vivere. Tutti partecipanti
hanno espresso la volontà di volerne sapere di più su questo argomento, quindi
andiamo a vedere un po’ di informazioni a riguardo.
Scuola nel bosco
A partire dagli ultimi anni, anche in Italia si è assistito
a un modesto ma crescente interesse per quei progetti educativi che pongono al
centro la natura e che rispondono al bisogno di riallacciare un legame con
essa.
Di scuola dell’infanzia nel bosco esistono fondamentalmente
due modelli: la scuola nel bosco classica e la scuola nel bosco integrata. Nella
scuola nel bosco classica i bambini trascorrono tutta la mattinata nel bosco o
in mezzo alla natura, in un’area specifica e con confini circoscritti. In
generale i bambini frequentano questa scuola cinque giorni a settimana per tre
o quattro ore e mezzo al giorno considerate sufficienti per la vita educativa
in una comunità sociale. Alcune scuole nel bosco offrono per uno o due giorni a
settimana anche programmi e assistenza ai bambini durante il pomeriggio. Negli
ultimi anni tuttavia si osserva sempre di più la tendenza ad allungare l’orario
d’apertura per andare incontro alle richieste dei genitori.La scuola nel bosco
integrata è una scuola dell’infanzia a tempo pieno, dotata di edifici e stanze
proprie che prevedono attività nel bosco tutte le mattine. In queste scuole i
bambini trascorrono la mattinata nel bosco e il pomeriggio nell’edificio o
nelle aule della scuola. Accanto a questi due modelli di scuola nel bosco si
trovano oggi altre forme nate con l’obiettivo di integrare il bosco nella
quotidianità delle scuole dell’infanzia in diversi Paesi. Troviamo per esempio:
«le settimane con progetti nel bosco» o «le giornate regolari e sistematiche di
bosco». Nonostante nessuna scuola nel bosco sia uguale all’altra e non esista
un modello definito a priori è possibile ricavare alcune caratteristiche a cui
la pedagogia del bosco si ispira. I punti nodali per la pedagogia del bosco
sono:salute
e motricità, vivere il ritmo delle stagioni e i fenomeni naturali, attivazione
della percezione sensoriale attraverso esperienze primordiali, apprendimento
globale e gioco libero, educazione ambientale, possibilità di conoscere e
apprendere i limiti della propria corporeità, promuovere l’autostima e
l’autonomia, sperimentare lo scorrere del tempo e il silenzio, apprezzamento della
convivenza e promozione dell’atteggiamento sociale.
Senza zaino
Si chiamano Scuole Senza Zaino e sono sempre più diffuse.
La differenza non la fa solo la presenza o meno dello zaino, ma anche una
metodologia didattica che è il risultato di anni di studio e prende le mosse
dalla pedagogia montessoriana. Dall'anno del suo inizio, nel 2001 a Lucca, il
movimento Senza Zaino si è diffuso in tutta Italia ed oggi (2021) conta 294
istituti e 634 scuole (plessi). La prima differenza che balza agli occhi quando
si entra in un'aula di una scuola Senza Zaino è la sistemazione degli spazi.
Nel modello Senza Zaino non troviamo né la cattedra né i classici banchi
monoposto disposti in fila. La classe è divisa in aree di lavoro: c'è l'area
tavoli, l'area laboratori, l'area del lavoro individuale. Poi c'è l'agorà dove
si svolgono gli incontri di gruppo ed è l'unico spazio in cui l'insegnante si
pone frontalmente rispetto agli alunni. Alla base della metodologia delle
scuole Senza Zaino c'è la volontà di accogliere la diversità di ogni alunno. "Alla
mattina appena si entra in classe ci si ritrova nell'aerea agorà, qui
l'insegnante fa un piccolo rito d'inizio giornata, che può essere, a seconda
dell'età, una filastrocca, una poesia o una riflessione. Questo rito serve per
sviluppare un senso di appartenenza del gruppo. Poi si introduce un argomento
sul quale si vuole lavorare: per esempio la maestra può leggere una storia.
Finito questo momento, i bambini si spostano nell'area tavoli e possono
scegliere tra quattro attività inerenti alla storia: fare il riassunto (prova
scritta), rappresentare la storia con dei disegni (prova iconica), fare una
scheda dei personaggi (prova di classificazione), raccontare la storia (prova
orale).
A mio avviso queste scuole innovative danno la possibilità
ai bambini di crescere in modo diverso dal tradizionale crescere in modo
strutturato e rigido; queste scuole abituano i bambini ad avere una mente più
aperte e flessibile al cambiamento, ma nello stesso tempo mi preoccupa la loro
vita adulta quando in futuro si troveranno a dover affrontare un mondo pieno di
regole e tecnologia per poter lavorare. Penso poi anche i bambini con
determinate disabilità che in ambiente così poco strutturato farebbero molta
fatica nell’apprendimento. Nel mio caso ad esempio la tecnologia mi è servita
per poter frequentare le scuole, senza un pc come avrei fatto?
Un’altra scuola innovativa che conosco è la English school,
una scuola di inglese per bambini da 0 a 14 anni con un metodo didattico
innovativo. L’obiettivo di questa scuola è insegnare ai bambini a comunicare in
inglese con sicurezza, attraverso un programma integrato che combina in modo
efficace le quattro capacità linguistiche fondamentali: ascolto, produzione
orale, lettura e scrittura. I bambini apprendono l'inglese tramite testi,
immagini, video. L'apprendimento è tutto costruito intorno al bambino: i
bambini da 0 a 14 anni infatti imparano con naturalezza la lingua inglese se si
divertono e se si sentono coinvolti.
Se fossi un genitore e dovessi scegliere, credo che opterei
per una scuola tradizionale al mattino e magari a qualche progetto innovativo
pomeridiano per dagli più occasioni di crescita e poter poi da grande scegliere
con più consapevolezza la propria strada.
Vi ricordo
che domani è la giornata internazionale dell’amicizia!
Questa
giornata è stata proclamata dell’Assemblea delle Nazioni Unite nel 2011 e
celebra l'amicizia tra popoli, paesi, culture e individui, con l'idea che possa
ispirare gli sforzi di pace e offrire l'opportunità di costruire ponti tra le
comunità. L'Assemblea Generale nel documento riconosce l'importanza
dell'amicizia come "sentimento nobile e prezioso nella vita degli esseri umani
in tutto il mondo".
Nella mia
vita il tema dell’amicizia è sempre stato importante, anche se per me spesso è difficile
mantenere le amicizie nel tempo, perché le mie difficoltà mi impediscono di
fare cose che solitamente fanno le ragazze della mia età. Sono però stata
fortunata, perché ho trovato due vere amiche che sono presenti nella mia vita fin
dalle scuole superiori, con le quali, nonostante momenti difficili, siamo
riuscite a portare avanti l’amicizia, con l’accettazione delle mie difficoltà e
possibilità di fare cose diverse a cui anch’io posso partecipare.
Negli anni
purtroppo alcune amicizie le ho perse, ma ne ho trovate di nuove o recuperate
di vecchie, grazie anche al mio progetto “Siete pronti per la storia?”.
Con i social
oggi è possibile ritrovare vecchie amicizie o coltivarne anche di geograficamente
lontane; ad esempio io continuerò a mantenere i contatti con i “nuovi amici del
mare” che ho conosciuto quest’anno che mi hanno aiutata nelle mie nuotate in acqua.
Mi è anche capitato di risentire un’amica dopo tanti anni perché mi ha vista
molto attiva con il mio blog e leggendo i miei post le è sembrato tutto molto
interessante e ha avuto modo di conoscermi meglio.
Per domani
allora vi consiglio di pensare ai vostri amici lontani e vicini, sentirli e
magari organizzare del tempo speciale da trascorrere assieme.